Laboratorio restauri Napoli

RELAZIONE SULLE ORIGINI DELLA CERAMICA E LA TECNICA DEL RESTAURO

La profonda conoscenza delle tecniche e l’impiego di personale qualificato rendono il nostro laboratorio restauri a Napoli un punto di riferimento del settore. Messa a punto nel vicino oriente, la tecnica della maiolica fu introdotta dagli arabi prima in Nord Africa e, successivamente, in Europa. Fin dal XIII secolo Granada e Malaga furono i primi centri a produrre questo tipo di ceramica, mentre nel cinquecento emersero le produzioni artigianali di Siviglia e Toledo. Secondo un’antica tradizione, le prime maioliche italiane erano modelli proveniente dall’isola di Maiorca. Recenti studi archeologici, tuttavia, certificano un autonomo sviluppo anche in Italia. Già nel XI secolo, infatti, erano state messe a punto decorazioni dipinte su smalti piombiferi e stanniferi. La maiolica si diffuse in Puglia, in Sicilia, in Abruzzo, in Romagna, in Toscana e soprattutto in Campania, dove si concentrarono vari siti con diverse lavorazioni, anche di gran pregio.

Laboratorio restauri Napoli
Particolare tecnica di restauro

La maiolica è costituita da un impasto d’argilla finissimo, modellato nelle forme. Dopo una prima cottura, questo materiale è immerso in uno smalto liquido contenente piombo e stagno. Dopo l’assorbimento dello smalto, il pezzo viene decorato con colori “a grande fuoco”, costituiti da ossidi metallici: cobalto (blu), manganese (viola), rame (verde) e antimonio (giallo). Al termine della decorazione il manufatto subisce una cottura ad alta temperatura (circa 1000° C). Lo smalto non penetra nel corpo poroso della terracotta. Per questa ragione rimane più sollecito agli sbalzi di temperatura e può determinarsi nel tempo un effetto definito Craqulure, ossia particolari cavillature presenti sulla superficie. Sia lo smalto sia la decorazione in superficie sono fissati in seconda cottura. Le cavillature possono diventare un’utile indicazione per la datazione dell’oggetto.

L’origine del restauro della ceramica si pone in un’epoca antica quasi quanto la ceramica stessa. Quando si verificava una rottura si procedeva al completo recupero sia dal punto di vista funzionale, con “bendature” o “cinture”, sia sotto il profilo estetico, con metodiche diverse in relazione alla finalità del tipo di materiale. Un moderno approccio al restauro è stato definito nella “carta del restauro” del 1987. Particolare importanza viene rivolta alla conservazione, attraverso tecniche di prevenzione che assicurano una durata illimitata del manufatto, e alla salvaguardia, mirata a restituire all’oggetto la sua funzione originaria, quando possibile. Prima di iniziare un’operazione di restauro è molto importante valutare la destinazione d’uso. Se sono presenti sbavature di colle, utilizzate per vecchi interventi, si procede con la pulizia dello strato superficiale, eseguita con acqua e tensioattivi. Questo permette un parziale smontaggio, con conseguente recupero degli elementi appartenenti all’oggetto. Tra le varie sostanze disponibili per l’esecuzione delle puliture policrome, svolgono un ruolo importante sia i tensioattivi sia i più tradizionali reagenti. Queste sostante impartiscono proprietà superficiali alle soluzioni acquose o ai solventi organici a cui vengono aggiunte. Sono dotate, inoltre, di un potere detergente ed emulsionante. Per ripristinare le parti mancanti dei manufatti, in piena conformità di una rigorosa ricerca fotografica, vengono abbozzati modelli che presentano caratteristiche similari ai pezzi originari, impiegando anche i frammenti rinvenuti. Questi ultimi vengono consolidati con stucchi e tiranti in nichel. L’ultima fase prevede la smaltatura, con l’obiettivo di creare una perfetta armonizzazione.

Tecnica di restauro prima e dopo

La porcellana fu scoperta nel XIII secolo attraverso gli scritti di Marco Polo. Soltanto nel XV secolo missionari gesuiti importarono in Europa alcuni esemplari, di colore bianco e blu. Con la produzione europea si diffuse l’utilizzo della porcellana tenera anche tra borghesi. Nel secolo successivo Bottger raggiunse la giusta alchimia, creando per Augusto il Forte, Elettore di Sassonia, il primo oggetto in porcellana dura. Il segreto di questa nuova tecnica rimase patrimonio esclusivo della Manifattura Meissen in Sassonia, che si ispirava a decorazioni di tradizione cinese. Originariamente la doratura era eseguita in oro zecchino. Quest’ultimo era caratterizzato da una colorimetria differente rispetto all’oro piombinico. A partire dal 1770, nella città di Sevres, fu preparata una doratura, detta a pasta tenera, attraverso una procedura molto più economica rispetto alla precedente. Anziché triturato a mano, metodica estremamente lunga e laboriosa, l’oro veniva adesso preparato chimicamente, ossia disciolto dagli acidi e poi precipitato con solfato di ferro diluito in acqua. Il lavoro eseguito nel nostro laboratorio si basa su un’antica esperienza familiare, tramandata di padre in figlio. Contattaci subito se vuoi saperne di più sulle tecniche di restauro eseguite o per qualsiasi altra richiesta.

Restauro manufatto
Oggetto in porcellana